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In questa sezione raccogliamo la storia della nostra Parrocchia. Il termine non è usato a caso, perchè le origini di Santa Barbara si trovano nella prima metà del secolo scorso, e possiamo raccontarla grazie ai documenti che testimoniano il grande impegno necessario per far nascere e crescere la Chiesa in questa parte di periferia mestrina, allora pressochè disabitata. Dalle prime messe a Villa Ceresa con il primo Parroco, Don Ettore Fuin, all'uso della sala "Albino Luciani", alla costruzione e inaugurazione dell'attuale Chiesa Parrocchiale: 60 anni esatti di crescita della Fede in una comunità forte e generosa. Siamo certi che il lavoro di digitalizzazione e condivisione di tutto il materiale custodito negli archivi parrocchiali e nei ricordi e documenti più cari dei Parrocchiani sia un contributo importante perchè il lavoro svolto da tutta la Comunità rimanga patrimonio di conoscenza collettiva e stimolo affinchè i giovani, i cittadini comprendano il valore della Comunità: sociale, morale, culturale e, ovviamente, religioso. Chi possiede fotografie o documenti storici dell'epoca e desidera vengano condivisi, può contattare l'indirizzo redazioneweb@parrocchiasantabarbara.net: la condivisione valorizzerà il vostro materiale, rendendolo patrimonio di tutti. Grazie per la collaborazione. 

Un ringraziamento particolare per racconti e testimonianze a: (in ordine alfabetico) Mauro Antonello, Ettore Bellamio, Severino Bobbo, Francesco Brigo, Samanta Caron, Mattteo Corbetta, Franco Fabbro, Maria Rosa Ferla, Marino Ferla, Carla Gazzetta, Carla Licata, Silvia Marchiori, Emilio Memo, Loris Pellizzaro, Ketty Pempo Trevisan, Adriano Pizzati e famiglia Ai parroci Don Ettore Fuin, Don Gianfranco Pace, Don Guido Scattolin, ai sacerdoti Don Antonio Biancotto, Don Lucio Cabbia, Don Marco Cescut, Don Lucio Cilia, Don Claudio Gueraldi, Don Marco Scaggiante. Vi preghiamo di segnalarci eventuali involontarie omissioni, delle quali ci scusiamo fin d'ora.

"NON NOBIS DOMINE:" LA STORIA COMPLETA
DELLA NOSTRA PARROCCHIA (Dicembre 2015)

E' questo il titolo del libro (164 pagine, quasi 200 tra foto e documenti) nel quale viene raccontata e documentata la vita della Parrocchia, dalle origini in villa Ceresa fino alle iniziative dei giorni nostri. Il lavoro si avvale di una lunga ricerca storica di immagini e notizie compiuta negli archivi Parrocchiali da Marino Ferla, parrocchiano 'di lungo corso e buona memoria' (già autore di una prima edizione della storia edita nel 2005 per il 50° anniversario), e riscritta da Francesco Dal Corso. Il titolo del libro è stato scelto ispirandosi al salmo 115: “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”, e ricorda la frase, fatta riportare nella lapide ai piedi del campanile parrocchiale dal precedente parroco, don Gianfranco Pace, che ricorda come ogni atto che compiamo per gli altri sia in realtà un atto dedicato al Signore e all'insegnamento d'amore che Egli ci fornisce. Crediamo che questo libro, pur non essendo esaustivo di tutti gli eventi che hanno accompagnato 60 anni di storia parrocchiale, possa essere una traccia storica significativa del lavoro svolto dalla comunità per ottenere, migliorare, difendere gli spazi dedicati alla Fede e diffondere la parola di Dio. Puoi chiedere una copia del volume cartaceo in Chiesa, con una offerta, scaricarlo o sfogliarlo cliccando sul link sottostante.  Buona lettura!

   clicca qui per sfogliare il libro online

"C'ERA UNA VOLTA": IL DOCUMENTO DEL 1980 
PER I PRIMI 25 ANNI, REALIZZATO DAL PRIMO PARROCO

Un eccezionale documento della nostra Parrocchia datato Dicembre 1980, del quale esiste un unico esemplare custodito negli archivi Parrocchiali: il libretto commemorativo dei 25 anni della Parrocchia, corredato da preziose immagini nelle quali si documenta la prima parte di storia della nostra Comunità: dalle prime messe a Villa Ceresa, allo spostamento nell'attuale canonica e fino alla costruzione dell'odierna Chiesa Parrocchiale, tutto raccontato con l'entusiasmo, l'orgoglio e l'amore cristiano del Parroco di allora, Don Ettore Fuin. Abbiamo scansionato il documento per potervelo proporre integralmente e con una risoluzione che ne consenta un agevole dowload. Un documento che ha già 35 anni di storia, e al quale siamo lieti poter aggiungere ulteriore motivo di orgoglio per aver potuto portare la comunità fino ad oggi con uno spirito pressochè intatto, nonostante le mille difficoltà che si sono sommate nel tempo. Da vedere, con nostalgia.

Le redazioni giornalistiche, gli studiosi e coloro che fossero interessati a ricevere il documento scansionato con una risoluzione maggiore (42 Mb) sono pregati di rivolgersi alla redazione del sito (redazioneweb@parrocchiasantabarbara.net). 

"C'era una volta": l'opuscolo del 1980 (8 Mb)

VIDEORICORDI: 1^ PARTE - GLI ANNI '80

In questi video, pezzi di storia della nostra Parrocchia. Molti si rivedono con emozione, perchè queste immagini  ci riportano intatta la serenità della vita parrocchiale di trent'anni fa. Le prime immagini risalgono infatti al 1983, con la fisionomia degli ambienti parrocchiali molto diversa rispetto all'attuale ma con intatto lo spirito di coloro che, ieri come oggi, animano le attività della nostra comunità. la visita pastorale del Patriarca Cè, la voce di don Ettore Fuin, primo parroco. Riprese dell'epoca e montaggio odierno sono di Marino Ferla cui va il merito per la lungimiranza documentale, oggi preziosa perchè ci ha consentito di riceverla come dono per tutti.

VIDEORICORDI: 2^ PARTE, DAL 90 AD OGGI

Nella seconda parte del video, la storia diventa più recente e documenta le nuove vocazioni sorte in parrocchia, la visita pastorale del Patriarca Angelo Scola e il lavoro del secondo parroco, don Gianfranco Pace, cui va la riconoscenza della Comunità per essere riuscito a completare il lavoro iniziato da don Ettore negli anni '50.  "Lungo è il cammino ancora da compiere" - ha ricordato durante la festa di S.Barbara l'attuale Patriarca, Mons. Francesco Moraglia - "e la nostra ricchezza, la nostra forza devono iniziare proprio da questi sessant'anni di storia della fede di una comunità che ogni giorno deve rinnovare la forza e la volontà della comunione".

LA STORIA PIU' RECENTE: LE OPERE D'ARTE IN CHIESA


Antonia Montagnini
"Il Cristo
Pantocrator"

tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato sinistro)



Antonia Montagnini
"San Marco Evangelista"

tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato sinistro)



Antonia Montagnini
"Decapitazione di S.Giovanni Battista"

tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato sinistro)



Antonia Montagnini
"Madonna in trono con Gesù Bambino e Arcangeli"
tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato destro)



Antonia Montagnini
"S.Giovanni Evangelista"

tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato destro)



Antonia Montagnini
"Santa Barbara con palma del martirio e torre sullo sfondo"
tempera grassa su tavola

Ambone dell'Altare Maggiore (lato destro)


DICEMBRE 2011: IL NUOVO CAMPANILE DELLA PARROCCHIA

23 Novembre 2011: tra poco più di una settimana, il 4 Dicembre, si sarebbe inaugurato ufficialmente, alla presenza delle Autorità il nuovo campanile della Chiesa di S.Barbara, voluto e realizzato da Don Gianfranco Pace, parroco di quel periodo, intervistato in questo video dal settimanale "Gente Veneta". Sullo stesso settimanale, Paolo Fusco così racconta l'arrivo del campanile: "Con i suoi 32 metri – pari a una costruzione di 10 piani - è sicuramente l'edificio più alto della zona. Ed è anche l'unico che suona. La parrocchia di S. Barbara arricchisce infatti lo skyline della Miranese con un nuovo campanile. Merce rara, a Mestre, città in cui la gran parte delle chiese è sorta nel secolo precedente in fretta e con pochi mezzi. Ma il parroco don Gianfranco Pace aveva da tempo in testa il desiderio di portare a compimento anche questo progetto. «L'ultima cosa, se va, sarà il campanile...», ripeteva. E così dopo aver ridipinto la chiesa, rifatto impianti di riscaldamento, elettrici e di illuminazione, dopo aver ingrandito l'asilo e trovato le suore che lo tenessero aperto, dopo aver ricoperto asilo e canonica di pannelli fotovoltaici, dopo aver rimesso a nuovo il campo sportivo e il teatro... ha voluto far sorgere una nuova torre campanaria. Grazie a un contributo della Regione, ottenuto grazie all'assessore Renato Chisso, e alle offerte di tanti (“La Provvidenza esiste”, afferma deciso don Gianfranco), due o tre anni fa è iniziata l'impresa. Il progetto è stato disegnato dall'arch. Dario Lugato, che si è messo all'opera gratis. Per reggere le fondazioni è stata spinta nel terreno, fino a oltre 20 metri di profondità, una selva di 19 pali di ferro. Sopra le fondazioni è stato installato uno scheletro in metallo, cui sono stati poi applicati pannelli prefabbricati con mattoni a vista. Il risultato è un campanile moderno e semplice, dal colore caldo e dalla voce forte. Alla sua estremità, infatti, ospita ben sei campane. Due, le più piccole, sono quelle che la chiesa già possedeva. Altre quattro sono state appositamente fuse, grazie al lavoro della ditta Giacometti di Legnaro (PD). Sono dedicate a santa Barbara, santa Maria, san Giovanni Battista, san Michele, Gesù Crocifisso e san Pietro. Suoneranno - con semplici rintocchi o a distesa o con mottetti vari - alle ore canoniche: alle 7 del mattino, a mezzogiorno e alle 7 di sera, prima dei funerali e delle messe festive e feriali, durante i battesimi. «La chiesa io la vedo con il campanile, che fin dai tempi antichi serviva per richiamare le persone e segnava i momenti della giornata», spiega don Pace. I campanili più vicini si trovano a Chirignago, Zelarino, Asseggiano, S. Lorenzo di Mestre. Insomma, S. Barbara entra in un club piuttosto esclusivo. L'inaugurazione, con il primo scampanio, avverrà domenica 4 dicembre, dopo la messa delle 10.30 presieduta dal delegato patriarcale per la Terraferma mons. Fausto Bonini; sarà anche aperta una mostra fotografica che documenta le fasi di costruzione del campanile; alle 16.30 castagnata e vin brulè. Sarà nel vivo della festa di S. Barbara, che prevede anche, domenica 27 novembre alle 15.30 in sala teatro, il recital “Liberi, liberi” di don Tonino Lasconi; venerdì 2 alle 15.30 la messa per i bambini della materna e le loro famiglie, la mostra mercato, che sarà inaugurata sabato 3 dicembre alle 19.15."

(F. Dal Corso - citazioni da "Gente Veneta")

ECCO LA "VOCE AMICA" DELLA NOSTRA PARROCCHIA 

Le sei campane del nuovo campanile: 4 nuove fusioni realizzate con il contributo, o alla memoria, di parrocchiani benefattori e dedicate a Santa Barbara, San Giovanni Battista, Santa Maria, San Michele, oltre alle storiche campane del 1700 dedicate a Gesù Crocifisso e a San Pietro. Il loro peso varia da 430 a 55 chilogrammi. La nuova torre campanaria che le ospita è alta 32 metri.

STORIA DI SANTA BARBARA di Samanta Caron

S.Barbara (Palma il Vecchio). Chiesa di S.Maria Formosa (VE).

LA STORIA DI S.BARBARA Nella foto: dipinto di S.Barbara (Palma il Vecchio) - Chiesa di S.Maria Formosa (VE).

Scarica qui la "Storia di Santa Barbara" di Samanta Caron (994 Kbyte - formato pdf)

 Sotto l’impero di Massimiano (286-305) e il governo di Marciano, il funzionario Dioscoro, ricco e devoto agli dei, aveva una figlia, di nome Barbara, nota per bellezza e onestà di costumi. Per salvaguardare la figlia avrebbe innalzato un’alta torre in cui rinchiuderla, come in una prigione; ella invece dedicava parte del suo tempo alla preghiera, non curandosi dei vari pretendenti che la chiedevano in sposa. Prima di partire per terre straniere, il padre avrebbe fatto costruire anche una stanza da bagno con due finestre. La fanciulla però, approfittando della lontananza del padre, tolte le divinità pagane, avrebbe ordinato che si modificasse la stanza, aggiungendovi una terza finestra in onore della Santissima Trinità. Ritornato dal viaggio, il padre interrogò più volte Barbara per chiederne spiegazioni; alla fine, esasperato dal suo atteggiamento, cercò di ucciderla. Ella allora fuggì verso una vicina montagna, quando, invocato l’aiuto divino, si verificò l’evento miracoloso: come per incanto, attraverso un varco apertosi di fronte le fu possibile sfuggire alle ire paterne. Ritrovatala, il padre non esitò a percuoterla, trascinandola, rinchiudendola in prigione e consegnandola al governatore, perché con torture e supplizi le facesse cambiare idea. Seguendo le consuetudini del tempo, Marciano cercò di indurla a sacrificare agli dei. Risultando tutto vano, passò a tormenti più crudeli, flaggellandole il corpo e strofinando le piaghe con panni ruvidi. Ricondotta in carcere, la giovane, durante la notte, fu consolata dall’apparizione di Cristo che miracolosamente le risanò le ferite. Trasferita l’indomani in tribunale, il giudice attribuì il merito della guarigione alle divinità pagane. Le spiegazioni di Barbara provocarono una nuova violenta reazione del giudice che, adirato, ordinò nuovi supplizi, in particolare di flagellarle con violenza i fianchi, applicandovi fiaccole ardenti. Fu colpita con un martello al capo, le amputarono le mammelle, la costrinsero a girare nuda per i paesi vicini. Ma, invocato dalla stessa il Signore, le fu inviato un angelo che la ricoprì di una stola bianca, così da sembrare una sposa pronta per le nozze. Condotta nel castello del governatore, questi emanò la sentenza di morte, che il padre volle eseguire lui stesso con la spada. Trascinata sul monte,  Barbara chiese al Signore due grazie: “Chiunque nel Tuo santo nome si ricorderà di me e farà memoria dei giorni del mio martirio, tu, o Signore, non ricorderai i suoi peccati nel giorno del giudizio, ma gli sarai propizio”, e “Tutti quelli che verranno dove saranno deposte le mie reliquie e ci siano acque salutari santificate, riceveranno per grazia tua la salute dell’anima e del corpo”. La preghiera fu esaudita: il padre la decapitò, nello stesso luogo, con un’altra giovane cristiana, Giuliana, però mentre scendeva dal monte, fu colpito da un fuoco proveniente dal cielo, tanto che non restò niente del suo corpo. In seguito a questa tradizione, Barbara divenne la patrona di chi perisce improvvisamente, senza essere in stato di grazia. Ella è invocata anche da quanti sono esposti a lavori pericolosi quali gli artiglieri, i carpentieri e i minatori, di cui ancora oggi è la protettrice.


LE RELIQUIE

Lo storico veneziano Flaminio Corner (1693-1778) ritiene che il martirio di Barbara sia avvenuto ad Eliopoli o a Nicomedia nell’anno 290, e che successivamente nel 565, l’imperatore Giustino II, cristiano e devoto, decise di esumare e trasferire il corpo della Santa da Nicomedia a Costantinopoli, deponendolo nella chiesa di San Salvatore. Il successivo trasferimento da Costantinopoli a Venezia sarebbe invece avvenuto sotto il dogado di Pietro Orseolo II, nell’anno 1003. Giovanni Orseolo, figlio di Pietro, fu inviato dal padre a Bisanzio presso l’imperatore per sposare Maria, figlia del nobile Argiropoli. Le nozze furono celebrate con grande sfarzo nella cappella imperiale e benedette dal patriarca. Nello stesso anno Maria, devota di santa Barbara, volle portarne a Venezia il corpo che, giunto nella città lagunare, fu deposto nella cappella ducale. Successivamente, nel 1009, i resti furono traslati da Venezia a Torcello, nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, a seguito delle istanze di Orso Orseolo vescovo di Torcello (1008-1012), e della badessa del monastero di S. Giovanni Evangelista, Felicita, che esercitava un forte potere in quanto figlia del doge. Detto monastero fu, infatti, uno dei più illustri della laguna per nobiltà e censo, fondato presumibilmente nel 636 dal vescovo Paolo di Altino.

Il 18 marzo 1492, durante il dogado di Agostino Barbarigo e sotto la podesteria in Torcello di Delfino Venier, fu concesso alla badessa Francischina Bondumier di fondare una scuola in onore di santa Barbara. Quasi un secolo dopo, nel 1579, fu tolta una reliquia dal corpo della Santa per donarla all’imperatrice d’Austria, che l’aveva chiesta per devozione. La badessa Maria Boldù, prima di procedere al dono, volle fare una ricognizione ufficiale che portò al ritrovamento, al momento dell’apertura della cassa, di una pergamena del secolo XI che attestava essere quello effettivamente il corpo.

Nel 1630 Marco Zen, vescovo di Torcello, e Cornelia Pesaro, badessa del monastero di San Giovanni, decisero di restaurare l’altare dedicato alla Santa. Le reliquie restarono nello stesso monastero per otto secoli, fino a quando, a seguito della sua soppressione da parte di Napoleone I (1 luglio 1806), i resti della Santa, con quelli di un non identificato san Sisinnio vescovo, furono trasportati nella chiesa presbiteriale di S.Martino a Burano, il 10 marzo 1811.In un secondo momento, il 4 dicembre 1926, le sue spoglie furono traslate processionalmente dalla chiesa parrocchiale di Burano alla sacrestia del suo oratorio. Grazie ad un successivo intervento di Pio XII, santa Barbara venne confermata patrona della città, e il patriarca Giuseppe Roncalli, poi papa Giovanni XXIII, la annoverò tra i sette patroni di Venezia.

Recentemente i resti che si trovano nell’oratorio di S. Martino vescovo, a Burano, sono stati oggetto di una ricognizione da parte dei professori C.Corrain e M.Capitanio del Dipartimento di biologia dell’Università di Padova. La relazione attesta la presenza di un cranio completo di mandibola priva di denti, salvo qualcuno visibile nell’arcata inferiore; un frammento di atlante e tre altre vertebre cervicali; otto vertebre dorsali e due lombari; un sacro incompleto; un osso coxale sinistro; una scapola destra; omero sinistro; un’ulna sinistra e un calcagno sinistro. Il tutto viene attribuito ad una giovane donna di corporatura robusta e di 159 cm di statura.

(Dalla tesi di laurea di  Samanta Caron “Santa Barbara di Nicomedia - Aspetti biografici e diffusione del culto”.)